Le storie contenute nel libro “Sette marinai, sette infermiere” sono raccontate da undici voci narranti, appartenenti sia a personaggio reali – viventi o meno – sia a presenze memori e comunicative, blandamente soprannaturali, simili ai “tsukumogami” della tradizione folclorica giapponese e ai “geni locorum” del paganesimo romano.
Una di queste è il mio vecchio Zimmermann. Vi racconterà tre storie intrecciate: quella sua, di pianoforte migrante, quella musicale della famiglia Secondo e quella della mia anziana Maestra Burstein, ebrea polacca diplomata in canto e pianoforte al Conservatorio di Padova prima di migrare in Sudafrica.
Sergio Franci Galli cantava la parte di Canio ne “I Pagliacci” di Leoncavallo (vedi programma di sala sopra) accanto a mio padre Mario Secundo (sic) negli ultimi anni ’50. Nel ’63 si trasferì negli Stati Uniti, prese il nome d’arte Sergio Franchi e divenne un tenore di fama mondiale, con una discografia di tutto rispetto.
Aggiornamento del 28 aprile 2023
Insieme al ritrovamento (v. l’articolo “Il 25 Aprile“) di una musicassetta contenente diverse registrazioni della voce di Hermes, al secolo Angela Secondo, proprio nel 38.mo anniversario della sua morte, è magicamente spuntata una seconda cassetta con cinque brani che hanno, invece, segnato la storia di mio padre Mario, fratello di “Angiolina”.
Sono canzoni prese da quattro dischi diversi, che hanno migrato con noi da Johannesburg a Pinareul. Si sentono le voci di alcuni suoi idoli (Cesare Siepi, Mario del Monaco e Feodor Chaliapin) e anche la propria, incisa su un disco di prova rigatissimo, gracchiante e rimasto ancora nascosto da qualche parte.
I brani cantati da mio padre sono “Occhi di fata”(Luigi Denza) e “Fenesta che luciva” (anonimo popolare), un brano preso in prestito dal repertorio di canzoni napoletane del suo caro amico Sergio Franchi Galli (vedi sopra), e che restituisco a voi, qui: